La Musica Celtica da Ieri ad Oggi

Strano quanto un popolo vissuto secoli e secoli fa possa far sentire la sua presenza viva e vitale ancora oggi. Questa è la grande magia del Tempo-Ruota: noi crediamo che scorra in avanti in modo lineare, e invece lo fa con un movimento circolare, che spesso riporta avanti ciò che si credeva passato.

I Celti hanno abitato il nord Europa più di duemila anni fa eppure il loro influsso culturale su di noi è fortissimo ancora oggi. Non servissero altri esempi a dimostrarlo, oggi parleremo di quello più macroscopico e anche, se vogliamo, piacevole: la musica.



La Musica dei Druidi

musica_celticaPer noi la musica significa soprattutto intrattenimento, un motivetto piacevole da ascoltare mentre si fanno altre cose. Abbiamo però anche la consapevolezza profonda che la musica è molto di più. Essa è in grado di evocare sensazioni nel nostro animo. Se la ascoltiamo con attenzione può ispirarci, confortarci, sollevarci. Nei film dell’orrore serve a farci sobbalzare sulla sedia!

La musica cura, tanto che si parla di “musicoterapia” per lenire certi tipi di disturbi. La musica può stimolare la produttività e influenzare parti del nostro cervello che ancora gli scienziati nemmeno hanno scoperto. Anche le piante reagiscono alla musica, come dimostrò nel 1966 Cleve Backser usando un galvanometro. Insomma, possiamo dire che è un po’ di più di una mera forma di intrattenimento.

E infatti per la civiltà celtica la musica faceva parte della vita quotidiana del gruppo ed era cantata e composta da alcuni Druidi che si chiamavano Bardi. La musica serviva ai loro rituali, era evocativa, funebre o propiziatoria. Naturalmente c’era anche la musica per le feste, allegra e ritmata, quella che puoi ascoltare ancora oggi se entri in un pub irlandese. E c’era la musica marziale, per ispirare i guerrieri alla lotta.

Le caratteristiche base della musica celtica, per quanto ne possiamo sapere, erano molto diverse da quelle cui siamo abituati. Era fortemente ritmata, non conosceva armonia, le varie voci non si amalgamavano ma, miracolosamente, contribuivano a comporre un unicum potente e vibrante. La forma di una canzone era per lo più molto semplice, divisa in strofe, e spesso narrava i miti e le leggende che costituivano le fondamenta della civiltà celtica.

Voce e Strumenti

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Tanti erano gli strumenti usati per fare musica: dai flauti alle antenate delle cornamuse, dai tamburelli ad altri strumenti a percussione. La regina incontrastata della musica colta però era lei, l’arpa. Nei racconti leggendari l’arpa è quasi sempre magica, capace di tornare dal suo proprietario al suo solo richiamo. Traccia di questo si trova in una favola ancora molto diffusa in Occidente, quella di Jack e del Fagiolo Magico.



Lo strumento per eccellenza, però, era la voce. Così come facevano gli aedi nell’Antica Grecia, o i cantastorie nel Medioevo, i bardi celtici raccontavano storie, perché la conoscenza non veniva tramandata sui libri ma oralmente. La voce spesso non aveva alcun accompagnamento musicale: modulata, profonda, evocativa, sembrava uscire non dai polmoni e dalla gola di chi cantava, ma dal suo stesso cuore, dalla sua anima.

Il senso della musica celtica è il racconto, quindi, il tramandare valori, rituali, sapienza e saggezza di un popolo. Compito che è riuscita egregiamente ad ottemperare.

Eredità celtica: Jetro Thull, Led Zeppelin, Traffic

Curiosamente vi fu un netto revival della musica celtica negli anni Sessanta-Settanta. Preciso che essa non ha mai smesso di vivere o di essere suonata, soprattutto in paesi come l’Irlanda e il Galles, e ancora oggi ci sono molti gruppi di musica folkloristica celtica. Ma in quel periodo avvenne un’alchimia particolare e potente.

A rivivere, infatti, non furono suoni o stilemi, ma l’anima stessa della musica celtica, che venne trasportata nei tempi moderni e dando vita ad uno dei progressive rock più straordinari di quegli anni. Le canzoni che vengono considerate per eccellenza eredità del patrimonio celtico sono “Beltane” dei Jethro Tull (insieme alle altre canzoni contenute nell’album “Songs from the Wood”), “Gallows Pole” dei Led Zeppelin (e tutto l’album “Led Zeppelin III”) e “John Barleycorn Must Die” dei Traffic.

La cultura celtica, in realtà, influenzò moltissimi dei gruppi rock anglosassoni degli anni Settanta in molti modi diversi. In questi brani specifici c’è però un retaggio più preciso e circostanziato, ovvero l’uso della musica per narrare storie ed epopee, per ricordare ad ognuno di noi che possiamo sapere chi siamo e dove andiamo solo quando ricordiamo chi eravamo, da dove siamo venuti.



Il leit-motiv delle nostre vite

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Anche se non lo sappiamo, la musica celtica è il leit-motiv delle nostre vite. Essa riecheggia anche nelle vallate dei Monti Sibillini, raccontando delle fate, dei Túatha Dé Danann e di tutti gli altri incredibili personaggi di cui è ricca la mitologia dei Celti. Essa ci scorre nelle vene non meno che il latte materno, ma solo quando la ascolti te ne accorgi: provi qualcosa di antico senza sapere perché.

Nella musica di ispirazione celtica resta il senso profondo che i Celti davano ad ogni composizione: essa era la traccia dell’esistenza, il modo per evocare le Forze della Natura e gli Spiriti Benevoli, o per scacciare quelli Maligni. Per loro la musica è la Voce dell’Invisibile, capace di raccontare all’Uomo ciò che le mere parole non possono.

La musica è evocazione, sogno, preveggenza e dono, il dono di lacerare la cortina del Visibile per scrutare quello che c’è oltre. Magari non mi credi, e io ti invito a fare un esperimento, che oltretutto sarà anche piacevole. Scegli una canzone del vasto repertorio celtico, e poi ascoltala in un momento di calma, ad occhi chiusi, senza pensare ad altro che ad entrare in ogni nota.

Ti assicuro che farai un viaggio che nessun biglietto aereo ti potrebbe comprare: e al tuo ritorno, non sarai più lo stesso. Anche la musica è una via per spalancare le Porte della Percezione; è il mezzo più sicuro che possediamo per guardare dentro agli Occhi degli Dei e scorgerci dentro l’Amore Immenso che unisce, lega e avvolge le Cose Viventi, da sempre e per sempre.

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