Da Virgilio a Dante: Sibilla nella letteratura

Le sibille, nel mondo greco-romano, erano sacerdotesse vergini ispirate dal dio (per lo più Apollo) che erano in grado di vaticinare il futuro. Le loro profezie erano da prendere sempre con molta cautela: se si usa dire di chi si esprime in modo criptico che “parla sibillino” un motivo ci sarà. Il motivo è che le parole delle sibille non si interpretavano sempre con facilità.

Il più noto vaticinio di una sibilla, così come riportato dal monaco Alberico delle Tre Fontane nel XIII secolo, recita più io meno così

IBIS REDIBIS NON MORIERIS IN BELLO

Alla domanda di un soldato se sarebbe tornato vivo dalla guerra, questa fu la risposta dell’oracolo. Ahimè, il latino non usava punteggiatura: così la frase si presta a due traduzioni

ANDRAI (ibis) TORNERAI (redibis) NON MORIRAI IN GUERRA (non morieris in bello)

ma anche

ANDRAI (ibis) NON TORNERAI (redibis non) MORIRAI IN GUERRA (morieris in bello)

Il soldato interpretò il vaticinio nella prima accezione e partì. Almeno, possiamo pensare, morì felice, convinto che non gli sarebbe potuto capitare niente di male. Come vedi i vaticini di una sibilla vanno sempre presi con molta cautela e, in un certo senso, interpretati.



Sibilla nella Storia e nella Letteratura

Sibilla_incantatrice

John William Waterhouse, “The Sorceress, 1913

La prima cosa da chiarire è che Sibilla non è una figura inventata: è realmente esistita, anzi, ne sono esistite tante. La loro presenza nel corso dei secoli è testimoniata da numerose fonti scritte, che la introducono all’interno di poesie o narrazioni. La sua veste è sempre la stessa, quella di profetessa in grado di leggere tra le nebbie del futuro.

Così ne parla Eraclito

“La Sibilla con bocca invasata pronunzia cose tristi, senza ornamento né profumi, e attraversa con la sua voce migliaia d’anni per opera del nume”

La possessione da parte del dio è motivo ricorrente, ad esempio in Virgilio che nel suo poema epico “Eneide” dice

“Sibylla dicitur omnis puella cuius pectus numen recipit”
“Si dice Sibilla ogni fanciulla che accoglie la divinità nel suo petto”

Plutarco, nel suo trattato sul Fato, la definisce la “Signora dell’Occidente” e la fa parlare in prima persona

Io sono colei che domina sul Fato,
colei a cui sono sottoposte tutte le divinità,
perchè al di sopra di esse.
Io stessa svolgo il ruolo del destino onnipotente.
Io sono colei che non generata tutto generò,
sono la vita che trionfa sulla morte,
sono colei che dispensa.
Io sono tutto ciò che è stato, che è e che sarà,
e nessun mortale o dio
ha sollevato il mio bianco peplo

Più tardi, in epoca medievale, la religione cristiana si appropriò di questa figura pagana tanto da attribuirle la profezia della maternità divina di Maria. La Sibilla, nella celebre sequenza di Tommaso da Celano, siede tra i grandi profeti biblici nel Giorno del Giudizio.

“Dies ìrae, dìes ìlla,/Solvet seclum in favìlla,/Teste David cum Sybìlla.”



Dante Alighieri, nella sua “Divina Commedia” che parla di un viaggio oltremondano attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso, la cita proprio nell’ultima Cantica, dove sottolinea la difficoltà a comprenderne le parole:

“Così la neve al sol si disigilla,
così al vento ne le foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla.”
(Paradiso XXXIII, 64-66)

La Sibilla in Epoca Moderna

Se pensi che la figura di Sibilla possa rimanere relegata solo ai secoli antichi sbagli di grosso. Ancora Thomas Stearns Eliot, nella prima metà del Novecento, la cita nel suo noto poema “Waste Land” (“La Terra desolata”), riprendendo a sua volta parole usate da Petronio nel suo Satyricon (I secolo d.C)

Nam Sibyllam quidem Cumis ego ipse oculis meis
vidi in ampulla pendere, et cum illi pueri dicerent:
Σίβυλλα τί θέλεις; respondebat illa: ἀποθανεῖν θέλω

del resto io stesso ho visto con i miei occhi la Sibilla di Cuma che pendeva da un’ampolla, e i ragazzi le chiedevano: “Sibilla, che cosa vuoi?”, e lei rispondeva: “Voglio morire”

Questa trattazione, naturalmente, è di gran lunga insufficiente per l’argomento che ho voluto affrontare. Ho tralasciato i numerosi testi che fanno riferimento specifico alla Sibilla Appenninica, come l’Acerba di Cecco d’Ascoli (XIV secolo), e altre citazioni più o meno velate. C’è infatti chi pensa che anche i versi sognanti di Giacomo Leopardi sui Monti Azzurri siano un discreto omaggio alla Signora della Montagna.



Sibilla_profetessa

Frank Cadogan Cowper, “The Blue Bird”, 1918

Può considerarsi un personaggio di pura immaginazione chi è riuscito ad attraversare indenne i secoli, mutando forse un po’ la sua forma ma rimanendo fedele alla sua essenza profonda? Sibilla continua a parlare e chiede attenzione, poiché solo i puri di cuore possono comprendere davvero ciò che dice.

E ancora oggi c’è chi dedica versi a saggia Sibilla; termino con una poesia scritta da un caro amico a cui rivolgo il mio più sentito ringraziamento per questo omaggio che ci ricorda che Sibilla era, Sibilla è, e Sibilla sempre sarà.

 

 

Sibilla saggia

Vita
magia
sinergica;
su
di
rupi
poniamo
la
fissità
del
cosmo.
Remando
alle
sciatte
implosioni
falde
acque
sorgive,
pullulanti
di
creature
silvane
menadi
elfi
figure
cumane.
Consecutio
temporis.

Francesco Casagrande

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