La Sibilla e i Celti: Quando la Storia si fa Mito

Noi umani molto spesso tendiamo a schematizzare le conoscenze che abbiamo, per semplificarle e renderle più accessibili alle nostre menti ristrette. Ma, quando abbiamo la forza di elevarci un po’ al di sopra delle apparenze, scopriamo mondi che non avremo mai creduto nemmeno esistessero.

Se pensi che il Mito della Sibilla Appenninica e il mondo celtico siano molto distanti, sbagli di grosso. D’altro canto ti basterebbe passeggiare tra i boschi che si stendono sulle pendici dei Monti Sibillini per accorgerti che in quel sottobosco si respira la stessa matrice magica che diede forza al culto druidico. Non ci credi? Vieni a fare quattro passi nella Storia: la fine del cammino ti condurrà al Mito.



Quando i Celti invasero le Marche

Druidi_Romani

Era all’incirca il IV secolo avanti Cristo quando giunsero nella parte settentrionale delle Marche i Galli Senoni e colonizzarono buona parte dall’Appennino centrale. Anche se la presenza celtica nel centro Italia non fu che un episodio fortuito, in quanto i Romani ben presto prevaricarono qualunque altra popolazione esistesse sul territorio italico, fece abbastanza presa da lasciare un significativo sostrato culturale.

La nostra formazione è spesso inficiata pesantemente dal retaggio scolastico: la nostra ottica è quella delle legioni romani vincitrici, e del condottiero Giulio Cesare che ci ha raccontato, insieme agli storici del suo tempo, come il popolo Gallico fosse rozzo e incivile. Naturalmente le cose stanno ben diversamente.

I Celti (o Galli, che erano una delle popolazioni che formavano il complesso della civiltà celtica) avevano credenze proprie, una propria religione e mitologia. Avevano anche arte, musica e bellezza. Nel loro fugace passaggio nel centro Italia hanno lasciato una traccia profonda, che oggi è più visibile persino del retaggio latino.

I Celti nel Piceno

Senza addentrarsi nell’archeologia, basterà la toponomastica a dimostrare come i Celti abbiano piantato semi profondi nel territorio Piceno. Pare che lo stesso nome “Appennini” abbia una radice celtica, “penninus”, nome che indicava la divinità delle alture e delle vette montane. Dal Monte Sibilla nasce un fiume, l’Aso: Aesus era un’altra divinità celtica.

Ancora di più l’impronta dei Druidi si trova nella particolare importanza che veniva data, anche in terra marchigiana, agli alberi. Basti citarne uno per tutti, la quercia. La quercia godeva di altissima considerazione tra i Druidi, tanto che si pensa che il loro stesso nome derivi dal termine che si usava per indicare questo albero, ovvero “drus”. Una delle iconografie cristiane più diffuse nel Medioevo in terra marchigiana era la “Madonna della Quercia“, una donna bellissima che appariva seduta tra le fronde di questo maestoso albero.



Sibilla, figlia dei Druidi

Druidi_Quercia_sacra

La figura di Sibilla è molto complessa ma di certo unisce due anime in sè: quella latina, essendo “sorella” della Sibilla Cumana e della altre 10 Sibille enumerate da Varrone, e quella celtica. Come si spiegherebbe altrimenti la sua corte di “fate“? Le fate, o faeries, sono creature tipiche della mitologia celtica, insieme ad elfi, gnomi e folletti.

Tutta la mitologia sibillina ha un’impronta nordica davvero curiosa e singolare. Se ti va di approfondire l’argomento ti lascio in coda a questo articolo una mini bibliografia che ti aiuterà a far luce sulle molte sfaccettature di questa storia. Per me quel che conta sottolineare è un solo aspetto.

In un mondo dove le divisioni si fanno sempre più profonde scopriamo sempre, quando grattiamo un po’ la crosta e andiamo più a fondo nelle cose, che in ogni faccenda umana vi è una matrice comune. Mutatis mutandis, osservando ad Est e ad Ovest, a Nord e a Sud, puoi vedere gli stessi Miti, le stesse credenze, le stesse Verità Profonde che, seppure non si somigliano nella forma, di certo lo fanno nella sostanza.

Maga_SibillaCosì Sibilla non ha bisogno di definirsi portavoce di questa o quella cultura o civiltà: essa vive nel cuore della Montagna proprio a questo scopo, per dichiarare la sua appartenenza al Genere Umano e al Grembo della Terra. Vi è una radice comune da cui sorgono tutti gli alberi, anche se ognuno di loro ha radici proprie: così anche noi Uomini abbiamo una radice comune, al di là delle molte diversità che ci caratterizzano.

La saggia Sibilla ricorda il tempo in cui gli Uomini camminavano sotto la luce delle Stelle e veneravano gli alberi e le Forze della Natura; ricorda il giorno in cui gli Uomini hanno dimenticato da dove vengono e si sono smarriti; sarà qui fino alla Fine dei Tempi. E sempre il suo monito sarà lo stesso: vai oltre le apparenze, Figlio dell’Uomo, spingi sempre il tuo sguardo là dove ti era stato detto che era proibito.

Solo lì troverai la risposta che cercavi, e scoprirai di averla sempre avuta dentro di te.




Piccola Bibliografia per soddisfare la tua curiosità

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E non temere la Terra che Trema: se vuoi conoscere il potere di Sibilla, non devi fare altro che andare da Lei con cuore puro e animo aperto. Non servirà salire fino alla Grotta: il suo Spirito è nello stormire delle foglie degli alberi, i suoi vaticini sono nel mormorio fresco del fiume al tramonto.

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