Crono che divora i suoi figli

Crono era figlio di Gea e Urano, del Cielo e della Terra. Crono era solo l’ultimo nato di una numerosa prole e quindi non avrebbe dovuto succedere a suo padre, ma ottenne di avere il potere ad un patto. Promise infatti che avrebbe divorato i suoi figli, così che la linea di discendenza non sarebbe stata compromessa. Ligio, Crono divorò tutti i suoi figli tranne uno: Zeus, che  fu nascosto da sua madre.

Zeus, una volta cresciuto, spodestò suo padre ma non volle ucciderlo: si limitò ad esiliarlo e Crono andò a vivere in un posto che forse ti suonerà familiare. Era un territorio collinoso e ubertoso che si trovava lungo il corso del Tevere e che più tardi sarebbe stato noto con il nome Lazio.

Divinità greco-romane

E Crono qui fece qualcosa di straordinario, la più dolce vendetta di cui si sia mai sentito parlare. Crono decise che, se suo figlio Zeus si era condannato a governare su un mondo fatto di odio, inimicizie e dolore, lui avrebbe creato una civiltà prospera, felice, senza conflitti. Nacque così quella che gli storici greci e romani narrano come l’Età dell’Oro.

L’Età dell’Oro però durò ben poco: solo fin quando Zeus, geloso, scagliò suo padre nei più profondi inferi, nel Tartaro. Zeus decise allora che un’eterna primavera era noiosa, creò le stagioni, e all’Età dell’Oro seguì quella dell’Argento. I rigori invernali indurirono i cuori degli uomini, che divennero brutali e sospettosi. Arrivò così l’Età del Bronzo, quando l’uomo ricorreva alle armi e aveva ormai dimenticato il significato della parola “amore”. E giunse infine l’Età del Ferro, quando l’egoismo divenne l’unico sentimento imperante, quando gli uomini divennero lupi gli uni per gli altri. L’Età dell’Oro di padre Crono è per noi un lontano e sbiadito ricordo.

Tornerà l’Età dell’Oro?



Un tempo l’Età dell’Oro era celebrata persino con delle feste: durante i Saturnalia, che si tenevano nel mese di dicembre, gli Antichi Romani ricordavano proprio quell’età in cui l’Umanità non doveva conoscere pena o fatica. Saturno è il dio che, nel pantheon romano, corrisponde al Crono greco.

Molti poeti continuarono a favoleggiare di quel tempo perduto, prospettando il momento in cui all’Umanità sarebbe stato concesso di tornare a vivere in pace, prosperità, senza guerra, senza malattia nè morte. Ancora oggi noi contemporanei, senza neppure più saperlo, attendiamo il ritorno di un’Età dell’Oro.

Tornerà? Le stelle dicono con certezza che sì, ci sarà di nuovo un’epoca in cui non conosceremo il pianto, in cui ci sarà una primavera senza inverno. L’Età dell’Oro tornerà se ognuno di noi, un po’ per volta, nel suo quotidiano, contribuirà a portare la primavera dove c’è il gelo dell’inverno. Tornerà solo se salveremo i nostri figli dall’indifferenza, dalla paura e dalla rassegnazione.

Insegna sempre il rispetto, l’amore, la fiducia: questo non è che un seme, ma se piantato in profondità nella Terra porterà di certo buoni frutti.

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